Gavdos, l'isola che c'è

Gavdos è il punto più a sud dell'Europa. E' l'isola più strana tra le oltre duemila isole greche. Dispersa nel mar libico, più vicina alla Libia che ad Atene. Uno pezzo di roccia catapultato nel bel mezzo di un mare stupendo, un mare di un blu diverso da quello del resto del Mediterraneo. 

Il blu del mar libico è unico come unica è la sua incredibile trasparenza. Un mare bellissimo che però spesso è anche teatro di uno degli avvenimenti più barbari e disumani della storia dell'umanità. Il mar libico è anche quel mare che inghiottisce migliaia di corpi di persone disperate in fuga da miseria, corruzione, violenza e guerra. Anche Gavdos, ultimo avamposto della "civile" Europa di Shengen è stata teatro di sbarchi. Poveri pescherecci carichi di decine di uomini, donne e bambini sono approdati sulle coste dell'isola con tutto il loro carico di umana disperazione. Alcuni anni fa un peschereccio carico di persone è approdato nella spiaggia di Tripiti, il punto più a sud dell'isola più a sud d'Europa. Ancora si possono vedere i resti della povera barca arenata nel mezzo della stupenda baia di Tripiti.

Come spesso succede gli abitanti delle isole hanno dimostrato una umanità immensamente superiore ai governati europei ed hanno accolto con calore le persone arrivate, hanno condiviso con loro quel che hanno, hanno dato accoglienza ed ospitalità anzichè innalzare muri e fili spinati come invece la maggior parte dei civili europei vorrebbe fare. Gavdos un pò come Lampedusa, isole abitate da persone accoglienti, abituate a salvare anzichè uccidere, abituate ad un mondo senza confini e senza barriere. Credo che vivere in una isola lontana dalla terra ferma e dalla civiltà rende le persone più libere, l'unico confine che hanno davanti a loro è il mare ed il mare per definizione è di tutti.

A Gavdos vivono stabilmente circa una cinquantina di persone, c'è un piccolo porto, alcune taverne, tre o quattro piccoli alberghi, c'è una piccola stazione di polizia con un solo agente, un ambulatorio medico, c'è un faro, ci sono tre o quattro gruppetti di case, molte capre, qualche auto scassata e un pò di motorini polverosi. C'è una sola strada asfaltata che percorre il perimetro dell'isola ed alcune strade sterrate che conducono alle spiagge.

Non ci sono villaggi di casette bianche con le porte e le finestre blu, non ci sono bar, non ci sono discoteche, non ci sono negozi di souvenir, non ci sono cartoline dell'isola, non ci sono magliette griffate con il nome dell'isola, non ci sono ristoranti fasulli, non ci sono ombrelloni in affitto sulle spiagge, non ci sono barche e yacht a rovinare l'aria ed il panorama.

A Gavdos ci sono le spiagge, bellissime, selvagge, semideserte. Spiagge di sabbia color ocra bagnate da un mare trasparente. Ci sono i cedri che fanno da contorno alle spiagge e sotti cui si rifugiano i turisti con le loro tende per ripararsi dal sole implacabile che arroventa tutto nell'estate mediterranea. C'è il vento, che come in tutte le isole greche nei giorni caldi ti da sollievo ma che alcune volte è talmente forte da bloccare qualsiasi attività. Ci sono migliaia di pini che fanno di Gavdos una isola stranamente verde. Ci sono poi le taverne, semplici, alla vecchia maniera greca, con pochi fronzoli ma con un panorama davanti veramente mozzafiato. Taverne economiche in cui si può assaggiare una semplice cucina greca oppure sorseggiare una birra fresca quando i generatori di corrente sono in funzione. Ci sono anche gli ultimi veri hippy d'Europa, una colonia più o meno stabile di persone che hanno deciso di stabilirsi sull'isola, vivendo in maniera semplice sulle spiagge. Da maggio ad ottobre un paio di centinaia di persone di ogni età e di tante nazionalità vivono accampate sotto i cedri delle principali spiagge dell'isola. Una vita in perfetta simbiosi con la natura, una quotidianità scandita dalla natura, ci si alza quando sorge il sole e si va a dormire quando fa buio. A Gavdos il buio è buio, solo le stelle e la Luna illuminano l'isola di notte. Il cielo di Gavdos la notte è unico, le stelle che si vedono sono migliaia.

Nelle spiagge, in particolare ad Agios Iannis, ma anche in altre, ci sono dei veri e propri piccoli villaggi costruiti negli anni dalle persone che frequentano l'isola. Attorno ai luoghi dove vengono piantate le tende sono stati realizzati con materiali naturali o di riciclo dei piccoli forni per cucinare, dei tavoli per mangiare, delle panchine per godersi il panorama, tutto perfettamente integrato nell'ambiente.

A differenza dei turisti "normali" le persone che frequentano Gavdos, almeno nella stragrande maggioranza, sono assolutamente rispettose dell'ambiente. Sulle spiagge, ma anche nei sentieri all'interno dell'isola non  troverete ne una cicca ne una cartaccia, anzi tutti si prodigano nella salvaguardia di questo paradiso.

Gavdos è anche l'isola del naturismo, l'ambiente incontaminato, l'assenza del turismo di massa e delle strutture turistiche rendono assolutamente normale la pratica del naturismo in tutte le spiagge dell'isola. Un naturismo direi spontaneo che non fa fastidio a nessuno. 

Gavdos, seconda alcune leggende, è l'antica Ogigia. L'isola dove Ulisse si fermò per sette anni innamorato di Calipso, donna bellissima ed immortale ma imprigionata sull'isola per punizione degli dei. Calipso era una ninfa 

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